LA CASSAZIONE DEMOLISCE IL FONDO PATRIMONIALE

 

I debiti di natura fiscale possano essere ricompresi nel novero di quelli contratti per far fronte ai bisogni della famiglia?

Se è vero che i beni conferiti in un fondo patrimoniale risultano protetti dalle azioni esecutive promosse dai creditori dei loro proprietari, l’altra faccia della medaglia è che esistono delle condizioni perché tale schermo possa effettivamente funzionare.

Il debitore che intenda contestare il diritto del creditore ad agire in executivis o a iscrivere ipoteca nei confronti dei predetti beni, infatti, deve inderogabilmente dimostrare la regolare costituzione del fondo, la sua opponibilità al creditore procedente e che il debito è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Sul punto, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che rientrano nell'alveo dei bisogni della famiglia, oltre alle necessità di carattere strettamente biologico, anche quelle di carattere sociale, volte al pieno mantenimento e allo sviluppo armonico della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa.

Questo parametro è così ampio da spingere gli studiosi a definirlo come “negativo”, in quanto capace di ricomprendere un’infinita varietà di ipotesi, con la sola esclusione delle esigenze meramente voluttuarie e speculative.

In astratto, quindi, il debito tributario potrebbe rientrare fra quelli contratti per soddisfare i bisogni familiari: questo particolare tipo di obbligazione, infatti, non può essere considerata sic et simpliciter di natura extra-familiare, essendo necessario procedere a un accertamento concreto, mutevole in base alle circostanze fattuali, circa il collegamento fra il presupposto impositivo e i bisogni della famiglia.

Dunque, alla luce di quanto generalmente previsto dalla legge e in mancanza di una specifica disciplina derogatoria, il debitore che decide di opporsi all’esecuzione ai sensi dell’articolo 615, c.p.c., contestando il diritto del creditore ad agire sui beni conferiti in un fondo patrimoniale, deve provare compiutamente la regolare costituzione dello stesso, l’estraneità dell’obbligazione ai bisogni familiari e la consapevolezza di quest’ultima caratteristica in capo al creditore.

Emerge ictu oculi come una simile ripartizione sia totalmente e spropositatamente svantaggiosa per il contribuente, il quale è dunque tenuto a fornire la c.d. probatio diabolica dell’estraneità del debito, adempimento ai limiti dell’impossibilità.

Concludendo, a oggi,  è difficile consigliare a un nucleo familiare o a un terzo la costituzione di un fondo patrimoniale, il quale è destinato a non poter più offrire la protezione e lo schermo difensivo per il quale era stato ideato, almeno nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, potendo optare anche per altri istituti giuridici certamente maggiormente efficaci in termini di segregazione patrimoniale. Quindi la risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio è SI’.

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