Rivoluzione copernicana per le Onlus. Cesseranno di esistere se non cambieranno veste

 

La figura delle ONLUS cesserà di esistere con la costituzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (Runts) . Pertanto, qualora il Registro divenisse operativo nel corso del 2019, la normativa sulle ONLUS cesserebbe di avere effetto  dal periodo di imposta successivo, ossia dal 2020.

Da questo punto di vista il Codice del terzo settore rappresenta una vera e propria rivoluzione copernicana: con l’abrogazione del Dlgs 460/1997, non solo sparisce la locuzione Onlus ma diventano fiscalmente rilevanti (anche per questi enti) le modalità con le quali questi perseguono le finalità tipiche.

Ma quali indagini deve fare una Onlus? Innanzitutto analizzare quali-quantitativamente le entrate non commerciali: contributi, sovvenzioni, liberalità, raccolte pubbliche di fondi e contributi pubblici anche in regime di accreditamento.

A)    Solo se le entrate saranno prevalentemente non commerciali, la singola Onlus potrà diventare un ente del terzo settore non commerciale e applicare gli articoli 79 e seguenti del Codice del terzo settore. Diversamente, pur essendo Ets, dovrà applicare la tassazione prevista dal Tuir per gli enti commerciali. È comprensibile quanto la perdita della qualifica di ente non commerciale per le Onlus sia particolarmente penalizzante, considerando il fatto che a oggi questi soggetti hanno come principale agevolazione proprio la non tassazione del reddito di impresa (né delle attività istituzionali né dalle attività connesse).

B)    Poi verificare che i proventi sinallagmatici, per ciascuna singola attività, non siano superiori nella misura del 5% ai costi effettivi (diretti e indiretti), tenuto conto degli apporti dell’amministrazione pubblica (tenendo conto delle modifiche apportate dal Dl fiscale al Codice del terzo settore). L’indagine è molto complessa perché comporta l’implementazione di una contabilità analitica articolata, divisa per centri di costo e di ricavo, che sia in grado di considerare anche i costi indiretti. Con le nuove disposizioni, poiché i proventi risulterebbero sensibilmente superiori ai costi in quel periodo di imposta, si assisterebbe alla conseguente perdita della qualifica di Ets noncommerciale.

Qualora l’attività svolta con modalità sinallagmatiche sia prevalente, l’ente dovrebbe valutare di assumere la qualifica di impresa sociale che gode di un regime fiscale (introdotto con le modifiche del 2018) molto più agevolato di un Ets commerciale: in fondo, la non distribuzione degli avanzi di gestione, che permette una sostanziale detassazione dell’attività realizzata, è stato da sempre un elemento caratterizzante delle Onlus.

È importante segnalare che, stante il contenuto del comma 8 dell’articolo 101 del Codice del terzo settore, le Onlus non hanno altra scelta che diventare comunque Ets (sia esso non commerciale, commerciale, o impresa sociale), pena lo scioglimento con la devoluzione del patrimonio.

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