ATTENZIONE: LA RETRIBUZIONE DELLA COLLABORATRICE DOMESTICA PUO’ COSTARTI CARA.

 

Continuano le sentenze di condanna a titolo di differenze retributive per l’attività di collaboratrice domestica. “Condannato C. A. al pagamento, a favore di A. R., della somma di € 59.797,73 a titolo di differenze retributive e di trattamento di fine rapporto per l'attività di collaboratrice domestica svolta dal 14 novembre 1991 al 9 settembre 1999”.

La Corte anzidetta ha ritenuto che, sebbene la prestazione della A. avesse avuto ad oggetto l'assistenza domiciliare in favore di O. M. A. e Di L. C., rispettivamente nonna e madre della C., il rapporto lavorativo era intercorso con quest'ultima, la quale, abitando in un appartamento sito sullo stesso pianerottolo delle persone assistite dalla A., impartiva le direttive sul lavoro da compiersi e provvedeva al pagamento della retribuzione mensile. L'esistenza di detto rapporto di lavoro era stata accertata anche nel diverso giudizio svoltosi tra la C. e l'INPS, avente ad oggetto il pagamento dei contributi relativi allo stesso rapporto. Le differenze retributive erano state infine correttamente calcolate dal consulente tecnico d'ufficio nominato in primo grado, il quale aveva applicato i minimi retributivi previsti dal CCNL per i lavoratori domestici vigente negli anni di svolgimento del rapporto.

 

Giova ricordare che i contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici (ad esempio giardinieri) e all’assistenza personale o familiare (ad esempio, colf, baby-sitter, assistenti delle persone anziane) sono deducibili dal datore di lavoro per la sola parte rimasta a suo carico. Pertanto, non è deducibile la quota contributiva a carico del collaboratore domestico/familiare. Si ricorda che l’importo massimo deducibile è di 1.549,37 euro all'anno (articolo 10, comma, 2, Tuir).

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