UNA SCAPPATOIA PER COLORO CHE SONO FINITI SULLA GRATICOLA DEL SISTEMA BANCARIO

Il sistema italiano non consente lo sviluppo di un’impresa che lavori onestamente nel rispetto delle regole, cerca solo di mantenerla in vita quel tanto che basta per pagare le tasse.

In questa situazione, il debito con la banca diventa eterno, non si estingue mai e lievita in virtù di interessi crescenti, fino alla morte dell’impresa per asfissia.

Faccio un esempio pratico. Un gruppo di tre ragazzi ha un’idea e sviluppa un business plan che richiede una disponibilità liquida di 300.000 euro. Ovviamente, il denaro non c’è e cercano una banca che li finanzi. Poiché i tre non hanno santi in paradiso, tutti gli istituti di credito gli rispondono picche. Alla fine trovano un mediatore creditizio. Dall’aspetto sembra un barbone, ma ha grosse entrature con una grande banca italiana. Alla fine il barbone riesce a far avere ai tre un finanziamento strutturato, non di 300.000 euro, ma addirittura di 600.000. Ovviamente non lo fa gratis, ma per il 5%, che scontati, significano 25.000 Euro, da pagarsi rigorosamente in contanti e in nero. Quando i tre ragazzi si trovano davanti al direttore per firmare l’apertura del conto, scoprono che devono prestare delle garanzie e poiché non hanno un cazzo, i garanti devono essere i genitori. Ragazzi e genitori si trovano così a firmare 6 fidejussioni solidali, ciascuna di un importo pari al finanziamento erogato più il 20%: 720.000 euro cadauna. Ma in fondo ai ragazzi che frega? Fanno questa operazione perché sono certi che la loro impresa avrà successo e le fidejussioni non li preoccupano minimamente. Passano gli anni e complice la crisi economica, ovviamente le cose non vanno come i tre si aspettavano. Malgrado frequenti iniezioni di capitali propri da parte dei soci (delle famiglie dei soci), l’azienda non decolla, gli utili sono insufficienti ed erosi dal Fisco, lo scoperto in banca aumenta per effetto di commissioni ed interessi, fino a che, anche per effetto della congiuntura generale negativa, arriva la fatidica lettera dell’istituto di credito, che intima il rientro. A quel punto è il panico, perché è evidente che nessuno dei tre soci ha i capitali sufficienti per rispondere alle richieste della banca. Tentano un accordo di saldo e stralcio (termine tecnico che sta per transazione), ma qui entrano in gioco le fidejussioni. I tre non hanno un soldo bucato, ma i genitori hanno tutti una casa di proprietà, quindi sono considerati debitori capienti, ai quali non viene concesso nessun saldo e stralcio. In quel momento, il debito dei tre ragazzi si trasforma in NPL[1]. Il più “dritto” dei tre, contatta il mediatore creditizio, gli allunga 20.000 cocuzze in nero e il barbone va nella cassaforte della filiale a sfilare le due fidejussioni del furbastro, che da quel momento, per la banca, risultano sparite. Mancando gli originali firmati delle due fidejussioni, la banca non può più rivalersi sul furbastro e sui suoi genitori, quindi si accanisce sugli altri quattro soggetti che, ovviamente, lo prenderanno in quel posto. A questo punto parte un iter lunghissimo con la lettera di messa in mora della società.

Questa storia, tutti i piccoli imprenditori, la conoscono bene. Lo vediamo ogni giorno, molti di loro non reggono alla pressione e decidono di porre drammaticamente fine alla loro esistenza. I disgraziati che finiscono nel tritacarne delle società di recupero crediti bancari, di norma sono titolari di aziende ridotte al collasso dalla crisi di mercato e dalla stretta creditizia. In molti casi le loro difficoltà sono, addirittura, originate dai mancati pagamenti dello Stato medesimo. Alternative non ce ne sono: o si paga il dovuto, comprensivo di more e spese legali; oppure si viene distrutti.

Eppure molto spesso, una scappatoia c’è.

Le poche righe che seguono vogliono essere un suggerimento per tutti coloro che sono finiti sulla graticola del sistema bancario.

Nel momento in cui il credito si trasforma in NPL, la banca ha 8 anni di tempo per portare a compimento l’azione di rivalsa e sono operazioni tecnicamente lunghe. Le nuove norme europee in tema di diritto bancario, impongono che per ciascun NPL in portafoglio, l’istituto accantoni, ogni anno, in un fondo rischi, il 15% dell’importo nominale del credito, sottraendolo alla propria liquidità. In questa situazione è ovvio che in 8 anni, quel NPL avrà creato un danno alla liquidità della banca del 120% del suo valore nominale. Le banche, che già versano in crisi di liquidità, non se lo possono permettere, quindi preferiscono cedere immediatamente in blocco gli NPL ad una società di recupero crediti per un controvalore tra l’11 e il 15% del credito vantato (se il credito è sostenuto da garanzie adeguate, il valore di cessione può essere più alto). Le società di recupero crediti hanno tutto il tempo per avviare le procedure di rivalsa sui patrimoni dei debitori, ma sempre più spesso, sono disponibili a chiudere rapidamente la partita sulla base del 25-35% del credito. In questo modo, realizzano un profitto immediato ed evitano che il debitore possa ricorrere alla Magistratura per il ricalcolo del debito. Occorre infatti precisare che tutti gli NPL hanno un’origine, potenzialmente, illegale, o per il superamento del tasso di usura, o per anatocismo, o anche per l’applicazione di clausole contrattuali con spese e commissioni vessatorie illegali. Gli NPL quindi, non sono solo crediti marci, ma sono anche, in massima parte farlocchi. Purtroppo oggi però, sono tutti garantiti dallo Stato (quindi garanzie alle banche prestate con denaro pubblico) grazie ad una Legge capestro, suicida, voluta dal governo Renzi, una “Testa di cactus” che era solito usare il nostro denaro come fosse suo.

Impugnando i decreti ingiuntivi davanti ad un Giudice, è possibile ottenere un ricalcolo del debito a termini di legge e quasi sempre, questo ricalcolo porta ad una robusta sforbiciata della somma dovuta. Addirittura, in alcuni casi limite, il ricalcolo ha stabilito, che non era il debitore a dover dare denaro alla banca, ma al contrario era la banca a doverne a lui. Ovviamente, l’iter è lungo, ma il ricorso congela l’azione di recupero. In sostanza ci sono le condizioni per uscire dal tritacarne finanziario, a condizione di affidarsi ad un valido professionista. Chi avesse necessità di informazioni in merito, può rivolgersi con fiducia a un mio amico di fiducia, un uomo che ha fatto della lotta ai “Bankriminali” la sua ragione di vita. Dimenticavo: la possibilità di un ricalcolo al ribasso, non vale solo per gli NPL e le imprese, ma vale anche per i normali mutui per l’acquisto di immobili, sottoscritti dai privati. Non avete idea del denaro che le banche stanno illegalmente sottraendo alle famiglie con questi strumenti.

Fatevelo restituire, oggi è possibile.



[1] non performing loans, in italiano traducibile con crediti deteriorati

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