I CONTRATTI CON LA CINA NON CONTENGONO CLAUSOLE DI RECIPROCITÀ. FERMATE DI MAIO! 

L'evoluzione antropologica delle “Teste di cactus” - l'Olimpo dei 5S + il ministro Tria - le sta portando rapidamente a perdere le più elementari capacità cognitive ed intellettuali,  caratterizzando il tempo in cui viviamo e accelerando la corsa del nostro Paese verso il declino. A parte Tav e Alitalia (ma non solo), le due ciliegine sulla torta di un Governo che, in ogni suo atto, mostra la sua totale ignoranza dei principi sui quali si basa l’economia pubblica, è da incorniciare "Italia First" pronunciato da Di Maio a proposito della Via Lattea della Seta. Sembra uno che vive rinchiuso in un manicomio che ogni tanto caccia la testa e grida minchiate. Chi mette firma sul Memorandum di intesa con la Cina dovrebbe sapere che questi invasori non riconoscerebbero mai clausole di reciprocità: se vai in Cina a fare impresa, ti sarà permesso solo a condizione di avere un socio di maggioranza cinese! Mentre in Italia i cinesi  riescono ad acquistare quello che cazzo vogliono, Colosseo e Fontana di Trevi comprese. Questione di prezzo. Negli ultimi 10 anni sono passate in mano straniera (Cina, India...) oltre 200 aziende dell'eccellenza imprenditoriale italiana. Con esse sono finiti all'estero, il know how e i diritti di sfruttamento dei marchi. In tutti questi casi di vendite a gruppi esteri, in Italia sono state lasciate le unità produttive, solo se strettamente indispensabili al mantenimento dello status "made in Italy" del prodotto. Guardate, non é difficile. Io sono un cinese di nome Cin Ciun Cian e mi piace l'olio di oliva italiano. Individuo un'azienda che sia disposta a vendere, ad esempio l'olio Sagra (calzante perché l'Olio Sagra é effettivamente diventato di proprietá cinese). L'acquisto e trasferisco la proprietà del marchio ad una mia azienda di Hong Kong. Contemporaneamente mando una squadra di tecnici ed operai cinesi ad apprendere tutti i segreti produttivi dell'azienda. Quindi apro uno stabilimento di olio Sagra in Cina (o in qualsiasi altra parte del mondo), in cui produco olio a marchio Sagra che vendo, sia sui mercati esteri, che su quello interno cinese. Lo stabilimento italiano continuerà a produrre olio per soddisfare il proprio mercato acquisito, ma pagherà alla capogruppo di Hong Kong una royalties per la concessione del marchio, il cui importo sarà esattamente uguale all'utile di esercizio della società italiana. In questo modo la Sagra Italia non crescerà, chiuderà i bilanci in pareggio, non pagherà tasse allo Stato italiano e gli utili finiranno legalmente ad Hong Kong (o in Lussemburgo che é la stessa cosa). La Merkel si é dichiarata pronta a blindare il patrimonio industriale tedesco, arrivando perfino a dare la disponibilità all'acquisto delle imprese in difficoltà da parte dello Stato, cosa assolutamente vietata dai trattati in sede UE e sempre impedita all'Italia (i francesi invece lo fanno da tempo immemorabile sbattendosene le palle). Ma noi con queste tre teste di cactus (questa volta al netto di Salvini) capeggiate dal giovane matto, come faremo?  (interessante al proposito il libro di Marco Corrini - Il tramonto delle teste di cactus) 

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